Nel settembre 2016 il Garante per la protezione dei dati personali ha avviato un’istruttoria a seguito della modifica della privacy policy effettuata da WhatsApp a fine agosto e che prevede la messa a disposizione di Facebook di alcune informazioni riguardanti gli account dei singoli utenti di WhatsApp, anche per finalità di marketing. In ottobre l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato due procedimenti istruttori nei confronti di WhatsApp Inc. per presunte violazioni del Codice del Consumo. L’operazione di concentrazione tra Facebook e WhatsApp, già oggetto di attenzione da parte delle Autorità garanti della concorrenza in sede di acquisizione della nota App di messaggistica da parte di Facebook, analizzata e approvata nell’ottobre 2014 dalla Commissione europea, continua ora a sollevare dubbi e preoccupazioni per la tutela della concorrenza e degli utenti a seguito delle modifiche contrattuali intervenute lo scorso agosto. In un precedente articolo è stata descritta l’indagine in allora operata dalla Commissione per giungere all’approvazione dell’operazione di concentrazione. Un secondo articolo pubblicato sul tema concerneva le problematiche relative alla privacy e l’istruttoria avviata dal Garante per la protezione dei dati personali. Il presente articolo concernente le istruttorie avviate dall’Antitrust, le quali toccano altresì profili differenti, concernenti la tematica delle clausole vessatorie.
Web e nuove tecnologie

In tema di reati contro la persona, in un contesto di “parafamiliarità” lavorativa – intesa come sottoposizione di una persona all’autorità di altra in un contesto di prossimità permanente per le dimensioni e la natura del luogo di lavoro, di abitudini di vita proprie e fisiologiche alle comunità familiari per la stretta comunanza di vita, nonché di affidamento e fiducia del sottoposto (soggetto più debole) rispetto all’azione di chi ha ed esercita l’autorità con modalità, tipiche del rapporto familiare, caratterizzate da ampia discrezionalità ed informalità -, le condotte vessatorie devono essere sussunte nel reato di maltrattamenti e non possono mai integrare il reato di cui all’art. 571 c.p..
Penale

La nota denominata “Bitcoin e antiriclaggio”, scritta da Nina Passarelli e pubblicata sul sito della intelligence italiana, ha il merito di illustrare, oltre che ai vantaggi connessi all’utilizzo della criptovaluta, anche i relativi svantaggi, in particolar modo quelli connessi all’utilizzo per finalità di finanziamento all’attività terroristiche. Ma le paure per i possibili rischi connessi all’adozione di tecnologie immature devono giustificare la loro repressione?
Web e nuove tecnologie