Le parti che concludono un contratto si devono comportare secondo «buona fede» in ogni fase del rapporto, in virtù del dovere giuridico di solidarietà enunciato negli articoli 1175 c.c. e 2 della Costituzione che impone a ciascun contraente di agire in modo da realizzare, non solo i propri interessi, bensì, anche quelli delle altre parti. Ne consegue che, in virtù del principio di «buona fede» valevole anche nell’esecuzione del contratto (ex art. 1375 c.c.), la risoluzione per inadempimento della controparte può essere invocata solo dopo che la condotta che ha determinato l’inadempimento sia stata effettivamente assunta.
Civile

La sospensione provvisoria della patente di guida è misura cautelare di esclusiva spettanza prefettizia, oggetto di un particolare e celere “iter” procedimentale che riconosce all’Amministrazione la facoltà di adottare provvedimenti cautelari, anche prima dell’effettuazione della comunicazione dell’avvio del procedimento agli interessati.
Civile

La Suprema Corte, con sentenza 21 novembre 2016, n. 49318, riprendendo un risalente indirizzo giurisprudenziale già formulato negli anni ’80, afferma che il delitto di usura è punibile solo a titolo di dolo diretto e richiede la cosciente volontà di conseguire vantaggi usurari. Il direttore di banca va, pertanto, indenne da responsabilità penale (per assenza di dolo) qualora abbia incaricato una società esterna di rilevare l’eventuale superamento della soglia e di adeguare trimestralmente i tassi praticati dalla banca.
Penale

Nel settembre 2016 il Garante per la protezione dei dati personali ha avviato un’istruttoria a seguito della modifica della privacy policy effettuata da WhatsApp a fine agosto e che prevede la messa a disposizione di Facebook di alcune informazioni riguardanti gli account dei singoli utenti di WhatsApp, anche per finalità di marketing. In ottobre l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato due procedimenti istruttori nei confronti di WhatsApp Inc. per presunte violazioni del Codice del Consumo. L’operazione di concentrazione tra Facebook e WhatsApp, già oggetto di attenzione da parte delle Autorità garanti della concorrenza in sede di acquisizione della nota App di messaggistica da parte di Facebook, analizzata e approvata nell’ottobre 2014 dalla Commissione europea, continua ora a sollevare dubbi e preoccupazioni per la tutela della concorrenza e degli utenti a seguito delle modifiche contrattuali intervenute lo scorso agosto. In un precedente articolo è stata descritta l’indagine in allora operata dalla Commissione per giungere all’approvazione dell’operazione di concentrazione. Un secondo articolo pubblicato sul tema concerneva le problematiche relative alla privacy e l’istruttoria avviata dal Garante per la protezione dei dati personali. Il presente articolo concernente le istruttorie avviate dall’Antitrust, le quali toccano altresì profili differenti, concernenti la tematica delle clausole vessatorie.
Web e nuove tecnologie

In tema di reati contro la persona, in un contesto di “parafamiliarità” lavorativa – intesa come sottoposizione di una persona all’autorità di altra in un contesto di prossimità permanente per le dimensioni e la natura del luogo di lavoro, di abitudini di vita proprie e fisiologiche alle comunità familiari per la stretta comunanza di vita, nonché di affidamento e fiducia del sottoposto (soggetto più debole) rispetto all’azione di chi ha ed esercita l’autorità con modalità, tipiche del rapporto familiare, caratterizzate da ampia discrezionalità ed informalità -, le condotte vessatorie devono essere sussunte nel reato di maltrattamenti e non possono mai integrare il reato di cui all’art. 571 c.p..
Penale

La nota denominata “Bitcoin e antiriclaggio”, scritta da Nina Passarelli e pubblicata sul sito della intelligence italiana, ha il merito di illustrare, oltre che ai vantaggi connessi all’utilizzo della criptovaluta, anche i relativi svantaggi, in particolar modo quelli connessi all’utilizzo per finalità di finanziamento all’attività terroristiche. Ma le paure per i possibili rischi connessi all’adozione di tecnologie immature devono giustificare la loro repressione?
Web e nuove tecnologie